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9 nov

Torre Mozza tra arte e utopia

La campagna che circonda Torre Mozza Ugento, con i suoi sentori di Mediterraneo, l’aria cariche di attese che profuma di sale, divenne a partire degli anni settanta culla di un’avventura umana e spirituale,  di un sogno che ha arricchito la storia culturale di questa parte di sud e non solo. Il sogno sognato da una donna, un’artista: Helen Ashbee, che ha attraversato come un’odissea l’Europa del novecento, dall’Inghilterra a Gerusalemme, Salisburgo, New York, Parigi per approdare come naufraga bisognosa di approdo proprio in questa terra. Il sogno era di costituire un piccolo gruppo, una piccola comunità di persone con le stesse idee e lo stesso desiderio di vivere in modo più naturale e più sincero, ciascuno operando nel proprio campo personale e sviluppando le proprie capacità, di agricoltore, artista, poeta, scrittore, musicista, o artigiano, senza perdere di vista il profilo di tutti e quello della località che li ospita. Helen venne ad abitare in queste campagne nel 1969 con Arno Mandello, l’amico di Man Ray, Pablo Picasso, Joseph Roth e molti altri e trasformarono questi luoghi fino allora sconosciuti e periferici in un centro attrattore di esperienze diverse, un luogo di incontri dove sperimentare nuovi stili di vita e utopie insolite. Un percorso quello della Ashbee che si svolge in direzione contraria e originale partendo dal milieu culturale e artistico tra i più fervidi e importanti del tempo come quello parigino, dove incontra il suo maestro Giacometti, per giungere, alla ricerca di una autenticità senza compromessi, in un luogo che ha il sapore della Grecia e di miti ancestrali. Punto di arrivo di questo percorso di ricerca, una masseria disabitata e in rovina con un’antica aia per battere il grano, quindici ettari di terreno trascurato, qualche albero di olivo e un bosco di pini alle spalle; di fronte una vista stupenda sul mare di Torre Mozza  e le marine di Ugento. Tra le mura antiche di questa masseria il sogno comincia a diventare realtà, gli androni principali della vecchia costruzione diventavano la casa con un atelier per Arno Mandello. In un edificio separato, che originariamente era la stalla dei buoi, fu creato un laboratorio di scultura per i lavori di saldatura e di fusione di Helen Ashbee. Insieme alla masseria riprendevano vita grazie alle rinnovate cure gli uliveti, i vigneti e la ‘Bufolaria’ diventava sempre più meta privilegiata di intellettuali, artisti, semplici curiosi, studenti, che intendevano dare il loro contributo alla realizzazione del sogno o diventarne parte integrante. Helen e Arno stabilirono in queste campagna una comunità in grado di fecondare la cultura del territorio propiziando la nascita a poco distanza di un altro luogo culla di creatività e incontro come masseria Spigolizzi. Qui si stabilì nel 1970 lo scultore Normann Mommens e la sua compagna la scrittrice londinese Patience Gray. Anche loro vagarono per il Mediterraneo, toccando Catalogna, Provenza, Carrara, le cave di Apollona sull’isola di Naxos per giungere, infine, qui in queste campagna, conquistati dal fascino di una terra antica dove sintonizzarsi con il ritmo della natura e il respiro del tempo. Amico di Henry Moore Mommens fu un artista totale dai mille interessi che si battè per mantenere intatto l’incanto di questi luoghi. Celebre il fumetto satirico “Coppula Tisa”, che aveva per protagonista una lucertola che stigmatizzava i vizi della casta politica, i vizietti di cinici affaristi e spregiudicati faccendieri. Antesignano delle teorie della decrescita sperimentò qui uno stile di vita fatto di sobrietà e spontaneità lontano dei feticci dell’economia dei consumi. Le esperienze di vita e arte di questi salentini d’adozione e elezione hanno animato per decenni le campagne vicino al mare di Torre Mozza, inusuale agorà culturale in dialogo con il Mediterraneo e l’Europa, e ancora oggi continuano a raccontare l’unicità di questo territorio, luogo di ispirazione da vivere e difendere.